I Giochi del Raduno 2023 (parte II) Blenheim 1704

Un gioco di sicuro interesse che compare in griglia è The Battle of Blenheim 1704; a parer di chi scrive, un autentico gioiellino che la Legion WarGames rilasciò nel 2017, disegnato da Steven Pole. Siamo difronte ad un tattico, primo di una serie in fase di sviluppo che introduce un nuovo sistema di combattimento.

Su una meccanica hex & counter, riproduce in modo semplice, ma di grande efficacia, i diversi movimenti e le condotte assunte dagli schieramenti sul campo di battaglia tipiche del XVIII e XIX secolo. La battaglia proposta dal gioco fu combattuta durante la guerra di successione spagnola e forse fu quella che maggiormente ne determinò il corso.

Inoltre l’esito vide sconfitta la parte che si presentava con maggior forza e nella posizione migliore per respingere l’attacco, così da aggiungere ulteriore motivo d’interesse nel ripercorrere quegli eventi sul tavolo da gioco. Ma a questo punto andiamo con ordine.

La cornice, dicevamo, è la guerra di successione spagnola, scoppiata all’indomani della morte di Carlo II di Spagna avvenuta nel 1700. Ultimo degli Asburgo sul trono di Spagna e privo di eredi, quando ormai era in fin di vita, aveva designato a succedergli il pronipote, Filippo di Borbone, Duca d’Angiò, il quale però, essendo pure il nipote di Luigi XIV, avrebbe condotto sotto il controllo dei Borbone le due più estese e potenti corone dell’epoca.

Inoltre non era nemmeno stato escluso dalla linea di successione al trono di Francia e, non intendendo rinunciare ai diritti sulla corona francese, rendeva concreta l’eventualità di accentrare le monarchie di Francia e Spagna sotto il controllo di un unico sovrano.

Per scongiurare un simile scenario, che avrebbe sconvolto i delicati equilibri su cui poggiava la stabilità dei rapporti fra gli Stati in Europa, nel 1701 Inghilterra, Austria, assieme agli alleati del Sacro Romano Impero e delle Sette Province Unite (gli odierni Paesi Bassi) riformarono la Grande Alleanza della Lega di Augusta opponendo a Filippo l’Arciduca Carlo d’Asburgo come erede sul trono di Spagna, secondogenito di Leopoldo I, già nominato Carlo III di Spagna dai suoi sostenitori.

La guerra che oppose gli Asburgo ai Borbone, le due casate reali più potenti dell’epoca, ebbe così inizio.

Con la Spagna ormai in declino, la preoccupazione maggiore dell’Alleanza era quella di arginare l’intraprendenza francese che nei primi anni di guerra, aveva condotto le truppe di Luigi XIV a conseguire, anche grazie al supporto del suo alleato più importante, l’Elettorato di Baviera, diverse vittorie sul Danubio. Così, quando il 20 settembre del 1703 il maresciallo Claude Louis Hector de Villars e

l’elettore Massimiliano II di Baviera s’imposero anche a Höchstädt, le truppe franco bavaresi si trovarono nella posizione di mettere seriamente sotto diretta minaccia addirittura Vienna, la capitale stessa dell’impero asburgico. E per l’Austria non era nemmeno l’unico motivo di preoccupazione.

Ad est, approfittando proprio del momento a lui favorevole e con l’appoggio borbonico, il principe ungherese Francesco II Rákóczi, alla guida della ribellione nazionale, insorse contro gli Asburgo, arrivando ad essere eletto principe reggente d’Ungheria dal parlamento ungherese. Adesso era in discussione la potenza stessa degli Asburgo in Europa, concretamente a rischio di un sostanziale ridimensionamento.

Fu nel marzo del 1704, quando le capacità e l’intraprendenza del maresciallo de Villars furono necessarie altrove (per domare la rivolta dei Carnisardi nelle Cervenne, la catena montuosa nella Francia meridionale), che il più prudente maresciallo Ferdinand de Marsin gli subentrò, cambiando radicalmente l’atteggiamento delle truppe in campo.

Alcuni storici attribuiscono l’avvicendamento al dissenso tra de Villars e Massimilano II. Fatto sta che Vienna respirava grazie al tempo guadagnato nel cambio al comando francese.

La minaccia per Vienna restava comunque concreta, vista anche la disposizione strategica dell’esercito francese nello scacchiere europeo, volta ad isolare il teatro danubiano da qualsiasi intervento alleato. Il maresciallo François de Neufville de Villeroy aveva il compito di bloccare le truppe anglo olandesi posizionate intorno a Maastricht, nei Paesi Bassi Spagnoli, mentre al generale Robert Jean Antoine de Franquetot de Coigny era stato dato quello di proteggere l’Alsazia.

Rimanevano, come uniche forze immediatamente disponibili a difesa di Vienna, i 36.000 uomini del principe Luigi Guglielmo, margravio di Baden-Baden, di stanza sulla Linea di Stollhofen col compito di sorvegliare il maresciallo Camille d’Hostun, duc de Tallard, a Strasburgo, e 10.000 uomini sotto il principe Eugenio di Savoia a sud di Ulm.

È qui che entra in scena il principale artefice dell’evolversi degli eventi che seguirono: John Churchill, primo duca di Marlborough, nonché remoto avo di Winston Churchill. Perfettamente consapevole delle implicazioni di un’eventuale caduta di Vienna, si adoperò per predisporre una lunga marcia che rinforzasse in modo sostanziale le truppe dell’Alleanza schierate a difesa di Vienna.

L’idea era di spostare parte della forza presente nei Paesi Bassi Spagnoli verso il Danubio, ma per attuare il piano, dovette agire d’astuzia e attingere alle sue capacità diplomatiche, anche per vincere le resistenze dell’alleato olandese, decisamente contrario a vedersi sguarnite le posizioni per dar corpo ad operazioni militari a sud del Danubio, considerate troppo azzardate.

Mantenendo segrete le sue reali intenzioni, Marlborough si fece approvare dall’Aia uno spostamento delle sue truppe verso la Mosella, ma una volta sganciato, con la promessa di tornare subito indietro in caso di attacco francese, si mosse per unirsi con le forze austriache nella Germania meridionale. Era sua convinzione, infatti, che anziché incoraggiare l’attacco alle posizioni intorno Maastricht, egli si sarebbe trascinato dietro parte delle truppe francesi, cosa che puntualmente capitò.

La marcia di Marlborough iniziò il 19 maggio da Bedburg, 32 km a nord-ovest di Colonia, con 21000 uomini, tra fanteria, cavalleria e artiglieria, e, come da programma, il maresciallo Villeroy lo seguì con 30000 uomini.

Lungo il viaggio Marlborough riuscì ad incrementare il numero della spedizione sino quasi a raddoppiarlo, finendo per far giungere sul fronte danubiano un contingente di rinforzo di ben 40000 uomini. Inoltre condusse la marcia in modo da mantenere segreto fino all’ultimo l’obiettivo finale, con manovre e scelte di percorso che davano adito a più di una lettura per interpretare le sue reali intenzioni strategiche.

Sul fronte opposto i francesi avevano il problema di sostenere e rifornire Marsin, che poteva essere raggiunto solo attraverso i passi impervi della Foresta Nera. Il difficile compito veniva affidato a Tallard, il quale il 14 maggio aveva portato 8000 uomini e rifornimenti, riuscendo pure a superare i tentativi d’intercettarlo dei generali austriaci.

Il 26 maggio Marlborough raggiunse Coblenza, dove la Mosella incontra il Reno. Lì attese il contingente di Hannover e i prussiani, lasciando i francesi col dubbio se avesse inteso attaccare lungo la Mosella fino a quando non attraversò la riva destra del Reno. I francesi si resero allora conto che non ci sarebbe stata alcuna campagna sulla Mosella, ma un secondo possibile obiettivo poteva concretizzarsi ancora in un’incursione alleata in Alsazia e un attacco a Strasburgo. Marlborough alimentò questa apprensione costruendo ponti sul Reno a Philippsburg; uno stratagemma che non solo incoraggiò Villeroy a venire in aiuto di Tallard nella difesa dell’Alsazia, ma ottenne pure che il piano francese di marciare su Vienna fosse ulteriormente ritardato in attesa di vedere cosa avrebbe fatto l’esercito di Marlborough.

Dal canto suo Marlborough si assicurò un contingente danese di sette battaglioni e 22 squadroni come rinforzo; raggiunse poi Ladenburg, nella pianura del Neccaro e del Reno, e lì si fermò per tre giorni per far riposare la cavalleria e permettere ai cannoni e alla fanteria di chiudersi. Il 6 giugno arrivò a Wiesloch, a sud di Heidelberg. Il giorno seguente, si allontanò dal Reno verso le colline del Giura svevo e il Danubio, svelando finalmente la destinazione finale.

Ora che i piani di Marlborough risultavano palesi, era urgente per i francesi rivedere i loro. Tallard e Villeroy dovettero sottoporre all’approvazione del re ciò che avevano stabilito quando il 13 giugno s’incontrarono per cercare di salvare la Baviera. L’avallo di Luigi XIV giunse solo il 27 giugno. Il piano vedeva Tallard al rinforzo delle truppe di Marsin e Massimiliano II sul Danubio, con 40 battaglioni e 50 squadroni da condurre attraverso la Foresta Nera, mentre a Villeroy veniva affidato il compito di bloccare gli Alleati sulle linee di Stollhofen e solo nel caso questi avessero concentrato tutte le loro forze sul Danubio, avrebbe dovuto riunirsi con Tallard.

Tuttavia la strategia alleata era stata definita già dal 10 giugno, quando il presidente del Consiglio di Corte austriaco aveva incontrato Marlborough e il principe Eugenio di Savoia nel villaggio di Mundelsheim, a metà strada tra il Danubio e il Reno. Tale piano controbilanciava perfettamente le mosse francesi, tanto da rendere il tempo impiegato dalla corona per approvarlo, un fattore che avrebbe pesato nell’esito delle operazioni. Il principe Eugenio sarebbe tornato con 28.000 uomini sulle linee di Stollhofen, sul Reno, per sorvegliare Villeroy e Tallard, cercando d’impedirne i movimenti in aiuto dell’esercito franco-bavarese sul Danubio. Nel frattempo, le forze di Marlborough e del principe Luigi Guglielmo di Baden Baden, si sarebbero unite, per un totale di 80.000 uomini, e avrebbero marciato sul Danubio per cercare Massimiliano II e Marsin prima che potessero essere rinforzati.

Il 22 giugno Marlborough si riunisce con le truppe imperiali del principe Luigi, dopo una marcia di 400 km percorsi in cinque settimane, attentamente pianificata per non affaticare la truppa.

Il vantaggio numerico ora a favore degli alleati, costrinse Massimiliano e Marsin a spostare le loro forze nel campo trincerato di Dillingen, sulla riva nord del Danubio.

In risposta il 2 luglio Marlborough assaltò e prese la fortezza di Schellenberg sulle alture sopra la città di Donauwörth, che cadde dopo poco, così da assicurarsi una base per le provviste e un eccellente punto di attraversamento del fiume. Massimiliano, vedendo che la sua posizione a Dillingen non era più sostenibile, prese posizione dietro le forti fortificazioni di Augusta.

Frattanto il principe Eugenio, a cui era stato affidato il controllo di Tallard e Villeroy sulle linee di Stollhofen, affinché fosse impedito ogni rinforzo ai franco bavaresi, si trovò ad affrontare il problema della marcia di Tallard. Bloccargli la strada prima che potesse arrivare sul Danubio era fondamentale per mantenere la superiorità numerica ottenuta da Marlborough, oppure avrebbe dovuto raggiungerlo sul fronte per rinforzalo direttamente. Ritirarsi dal Reno, però, avrebbe reso possibile anche a Villeroy di muoversi e collegarsi anche lui con Marsin e Massimiliano. Il principe Eugenio optò per un compromesso, lasciando 12.000 soldati a guardia delle linee di Stollhofen e marciando con il resto del suo esercito per prevenire Tallard.

In inferiorità numerica, il principe Eugenio non riuscì a disturbare seriamente la marcia di Tallard, ma i progressi del maresciallo francese si stavano rivelando lenti. Inoltre a differenza delle truppe di Marlborough, la forza di Tallard aveva sofferto molto di più durante la marcia, decisamente più dura anche per le difficoltà dei valichi montani della Foresta Nera.

Il 14 luglio Massimiliano, asserragliato ad Augusta, come fu informato che Tallard stava attraversando la Foresta Nera, si convinse a non prendere alcuna iniziativa fino a quando non fossero giunti i rinforzi. Ciò indusse Marlborough a devastare la Baviera incendiando edifici e coltivazioni, così da premere su Massimiliano affinché si decidesse a combattere o ad arrendersi prima dell’arrivo di Tallard. Inoltre stava seriamente pregiudicando le fonti di sussistenza a cui attingeva l’esercito franco bavarese.

Finalmente il 5 agosto Tallard, con 34.000 uomini, raggiunse Ulm, unendosi a Massimiliano e Marsin ad Augusta. Massimiliano dal canto suo, aveva disperso il suo esercito in risposta alla campagna di devastazione della regione scatenata da Marlborough.

Sempre il 5 agosto, anche il principe Eugenio raggiunse Höchstädt, sulla riva nord del Danubio, mentre quelle di Marborough si trovavano più avanti lungo il Danubio, a Rain, sulla riva sud. La situazione vedeva Massimiliano e Marsin favorevoli ad attaccare immediatamente, mentre Tallard più propenso ad attendere, lasciando che l’autunno e il freddo arenassero la campagna danubiana di Marlborough. Alla fine prevalse la decisione di attaccare la posizione del principe Eugenio, dove la forza alleata era minore.

Il 9 agosto, le forze franco-bavaresi iniziarono ad attraversare la riva nord del Danubio, muovendo verso Dillingen e Höchstädt. Già il 10 agosto, il principe Eugenio inviò un dispaccio urgente per comunicare che stava ripiegando su Donauwörth. Con una serie di rapide marce Marlborough concentrò le sue forze su Donauwörth e, a mezzogiorno dell’11 agosto, il collegamento era completo.

Nel corso dell’11 agosto, Tallard si spinse in avanti sino a Dillingen e il 12 agosto, le forze franco-bavaresi erano accampate dietro il piccolo fiume Nebel, vicino al villaggio di Blenheim nella pianura di Höchstädt. L’esercito di Tallard contava 56.000 uomini e 90 cannoni; l’esercito della Grande Alleanza 52.000 uomini e 66 cannoni. Si stava configurando la situazione iniziale della battaglia di Blenheim, che vedeva i franco-bavaresi superiori in numero e attestati su una forte posizione difensiva, dietro il torrente Nebel e con un terreno paludoso davanti a loro.

Il 13 agosto il campo di battaglia si estendeva per quasi 6 km. L’estremo fianco destro dell’esercito franco-bavarese poggiava sul Danubio, con 33000 francesi al comando di Tallard, schierati dal villaggio di Blenheim, dove il Nebel confluisce sul Danubio, fino al villaggio di Oberglauheim, a circa 3,5 km a nord-ovest di Blenheim, fatti di campi di grano ridotti a stoppie e pertanto ideali per lo schieramento delle truppe. Da Oberlaughen, ancora a nord-ovest per altri 2,5 km, sino alla successiva frazione di Lutzingen, a chiudere il fianco sinistro, erano schierati 23000 bavaresi al comando di Massimiliano e Marsin. Oltre si trovavano le ondulate colline ricoperte di pini del Giura Svevo. Il Nebel fronteggiava la linea francese e il terreno su entrambi i lati del fronte era paludoso e guadabile solo a intermittenza, mentre il terreno intorno a Lutzingen era caratterizzato da fossati, boschetti e rovi che lo rendevano anch’esso potenzialmente difficile per gli attaccanti.

Marlborough si posizionò difronte allo schieramento francese, assumendo il comando della parte sinistra del proprio schieramento, nel quale aveva concentrato il grosso della sua forza, così da muovere contro i 33000 di Tallard in condizione di superiorità numerica, con 36000 uomini, e occupare Blenhiem. I rimanenti 16000 uomini della parte della destra, affidati al comando del principe Eugenio, avrebbero dovuto fronteggiare i 23000 bavaresi di Massimiliano e Marsin, nonché muovere contro Lutzingen.

Marlborough prevedeva un intenso attacco sulle due ali: il principe Eugenio avrebbe dovuto impegnare pesantemente lo schieramento di Massimiliano e Marsin, in modo da rendere loro impossibile ogni intervento in appoggio a Tallard, e in contemporanea la sua estrema sinistra avrebbe dovuto attaccare direttamente Blenheim. Con i fianchi francesi impegnati, Marlborough avrebbe potuto attraversare il Nebel e sferrare il colpo fatale ai francesi al loro centro.

Tallard invece non si aspettava proprio un attacco alleato, convinto com’era che Marlborough e il principe Eugenio stessero per ritirarsi verso nord-ovest, in direzione di Nördlingen.

Per affrontare l’inaspettata minaccia, Tallard, Massimiliano e Marsin salirono pure sul campanile di Blenheim per capire meglio i movimenti avversari e definire un piano. Solo che mentre Tallard preferiva attirare il nemico nei pressi del torrente per poi scagliargli contro la cavalleria, Marsin e Massimiliano ritenevano al contrario che fosse meglio avanzare la propria fanteria fino al torrente, in modo che, mentre il nemico si dibatteva nelle paludi, venisse raggiunto dal fuoco incrociato di Blenheim e Oberglauheim. Il risultato fu che Marlborough attraversò il Nebel senza gravi interferenze, combattendo esattamente la battaglia che aveva pianificato.

Gli attacchi sulle ali furono furiosi, respinti molte volte, specie a Lutzingen, ma alla fine il centro dello schieramento francese si era assottigliato per cercare di sostenere i fianchi e un ultimo grave errore squilibrò fatalmente l’assetto francese, quando Clérambault, il comandante della riserva, pressato dai ripetuti attacchi a Blenheim, sebbene fino ad allora respinti, ordinò ai suoi battaglioni di entrare nel villaggio, creando un ingolfamento tale da non rendere più possibile la benché minima manovra dei reparti. A questo punto, vanificatosi il vantaggio numerico francese, Marlborough interruppe gli attacchi al villaggio, ordinando ai suoi ufficiale di limitarsi ad impedire che quelle truppe lasciassero il villaggio di Blenheim e non più di 5.000 soldati alleati furono sufficienti a contenere il doppio della fanteria e dei dragoni francesi.

Ne seguì una fase convulsa che coinvolse tutto il fronte, nella quale Tallard cercò di riorganizzare lo schieramento e tamponare le spinte alleate, ma alla fine fu Marlborough con una devastante carica di cavalleria approntata e riorganizzata sul campo con il rinforzo dei reparti del principe Eugenio, a travolgere e sfondare l’ormai esausto centro francese, tagliandone definitivamente in due lo schieramento.

La vittoria alleata a Blenheim fu tanto importante, quanto più per come fu ottenuta in condizioni così sfavorevoli, perché la caduta di Vienna era ormai ritenuta da Luigi XIV inevitabile, di fatto solo una questione di tempo, che alla fine lo avrebbe portato a chiudere rapidamente il conflitto, spingendo gli Asburgo ad una pace immediata e negoziata da una posizione di estrema forza. Invece la guerra si protrasse per altri 10 anni, senza che nessuna delle due parti riuscisse a prevalere decisamente sull’altra. Tanto più che in Inghilterra, proprio dopo la battaglia di Blenheim, cominciavano ad inasprirsi le dispute interne sull’opportunità di proseguire il conflitto, a causa del costo in termini finanziari e di vite umane troppo ingente rispetto ai vantaggi che il regno avrebbe potuto avere. Nel 1710, con l’ascesa dei Tories, la fazione a sfavore della prosecuzione delle ostilità ebbe la meglio e l’Inghilterra si sfilò dal conflitto impegnandosi nel preparare una conferenza di pace con la Francia da tenersi nel 1712.

Olandesi, tedeschi e austriaci mantennero vivo il conflitto armato nell’intento di rafforzare le loro posizioni negoziali, ma l’appoggio venuto meno degli inglesi ne aveva indebolito il potenziale offensivo. Così, dopo la sonora sconfitta a Denain, si unirono anche loro al tavolo della mediazione anglo-francese.

Il gioco ripercorre la battaglia con le forze già schierate nella loro configurazione finale al mattino del 13 agosto del 1704. Un giocatore assume il ruolo di Marlborough, al comando delle forze britanniche e alleate, e l’altro di Tallard, alla guida dei franco-bavaresi. Da questo momento ai giocatori si apre un ventaglio di possibilità amplissimo per condurre in porto i propri piani, garantito principalmente da due fattori. Il primo dovuto al fatto che la battaglia fu effettivamente una girandola di mosse e contromosse, misurate sullo sviluppo degli eventi, spesso anche ardite e volte a ribaltare condizioni sfavorevoli, adeguando di momento in momento le proprie forze in campo. Da entrambe le parti venne espresso uno sforzo continuo affinché gli obiettivi strategici rimanessero a portata.

All’inizio fu Marlborough a doversi esporre per affrontare l’iniziale svantaggio numerico e del terreno, ma, man mano che la battaglia sfuriava, furono i franco-bavaresi a dover reggere ad una pressione inaspettata e a reagire ad un evolversi degli eventi che stava facendo perdere loro le certezze dell’iniziale posizione di vantaggio. Il secondo fattore, ancora più determinate, è dovuto al sistema SHS (Seven Hex System) che si presenta come un’autentica rivoluzione del modo di simulare le battaglie del XVIII e XIX secolo.

Il Seven Hex System (SHS) deriva il suo nome dalla mappa divisa in macroaree composte da sette esagoni. All’interno di ogni macroarea le unità possono essere disposte in varie posizioni per riflettere le diverse formazioni tattiche, rendendo così molto flessibile il sistema di gioco al modus operandi della dottrina tattica dell’epoca, ove era l’assetto della formazione a determinarne l’atteggiamento tattico offensivo o difensivo.

In questo modo l’SHS incorpora diverse caratteristiche uniche, volte a replicare in modo semplice e intuitivo le opzioni a disposizione di un comandante di un grande esercito. Inoltre il sistema è congegnato anche per simulare la progressiva perdita di controllo di un comandante sulle unità impegnate in combattimento, nell’evolversi degli eventi durante lo sfuriare della battaglia.

Quindi, mentre il comandante ha completa libertà di ideare un piano e molta quando posiziona le unità che devono ancora incontrare il nemico, una volta che la battaglia è iniziata le opzioni diventano sempre più limitate e gli eventi imprevisti possono avere un ruolo nel determinarne l’esito. Tuttavia, le decisioni di un comandante rimangono cruciali anche a livello tattico, così che la chiave del successo per questo gioco è un piano solido che preveda un certo margine di errore e che consenta di gestire la sfortuna con pochi e mirati interventi, grazie ad un accorto dispiegamento di unità e ad un uso accorto delle riserve, così da far prevalere il proprio piano a dispetto di tutto. E non è esattamente ciò che in ogni umana impresa realmente accade?